CRITICI VARI
Presentazione
“Armonia voluttuosa” riunisce nelle tre sale del centro comunale una cinquantina di opere frutto della maturità dell’artista svizzera che risiede a Livorno.
Grandi volti dipinti a smalto su masonite, silouhette di matissiana memoria, foto rielaborate pittoricamente, disegni, due installazioni e un video sono uno spettro di immagini e di mezzi espressivi
che ruota intorno all’universo di Sateriale, quello femminile.
Un viaggio compiuto in prima persona dall’artista, che ha accompagnato ogni fase della propria crescita umana e professionale con l’espressione artistica. Ma anche un omaggio ad un eterno feminino
spiritualmente elevato e solare che si pone come coscienza di sè e del proprio stare nel mondo.
Mistero per antonomasia, che il percorso propone giocando sullo svelamento e la scoperta, e consapevolezza del proprio essere che punta sull’iterazione del volto e del fisico femminile. Così la sala
principale ospita al termine di un corridoio buio una serie di 4 grandi volti tra superfici geometriche realizzati in colori primari a smalto su lastre bianche di masonite, e un autoritratto
coloratissimo, più dieci foto in trasparenza che celano identità embrionali.
L’installazione con 22 disegni plastificati e volti-simbolo che scendono dal soffitto creano una rete di segni riferibili alla femminilità. Nella stessa direzione il video “I colori delle donne”
presenta un caleidoscopio di immagini tratte da contesti diversi che si pongono come sfaccettature della donna nella società attuale. Le armonie - quella che dà il titolo alla mostra incarna questa
femminilità matura e consapevole - presentano qualità tipiche come pudore e seduzione che l’artista simboleggia in silouhette senza identità, cui ognuno potrà associare un volto o
rispecchiarsi.
Interessanti sono le foto digitali di nudi di donna inserite in un frame pittorico di filamenti di colore, doppia allusione ad un ingresso nell’intimità femminile più segreta e ad un ostacolo che
pregiudizi e schemi culturali pongono tra la donna e la società. (Federica Lessi 2005)
Impressioni sulla mostra "Armonia Voluttuosa"
Raffaela Maria Sateriale mi ha permesso di visitare il suo atelier e mi ha mostrato in anteprima molte delle opere che adesso vengono esposte
al pubblico. Cosa ancora più importante, mi ha illustrato il significato della mostra. Ha fatto insomma come lo scrittore che legge ad un amico alcuni brani del romanzo che da lì a poco pubblicherà e
gliene riassume la trama.
I quadri sono tutti davvero molto belli, ma più della bellezza delle singole opere, mi ha colpito il fatto che la storia che ognuno di essi racconta si intreccia con quella degli altri, e
contribuisce a dare vita a un racconto di grande respiro.
"Armonia Voluttuosa" avrà sicuramente un impatto forte e diretto sul pubblico anche perchè per comprendere le cose che l'artista propone non c'è bisogno di utilizzare particolari chiavi di lettura o
di compiere complicate operazioni di decifrazione. Questa mostra è sì prima di tutto una mostra di opere d'arte, ma ha anche il merito di farsi leggere con facilità; è davvero un ottimo esempio di
buona comunicazione.
Uscendo dallo studio della Sateriale ho provato le sensazioni che provo dopo aver visto, ascoltato o fatto una cosa fatta bene. In queste circostanze avverto un particolare senso di leggerezza e la
mia mente inizia a compiere evoluzioni piuttosto notevoli. Le esegue con grande agilità, rincorrendo velocissime associazioni di idee; è un volo fluido, sicuro. Su un'idea ci si posa il tempo
strettamente necessario, poi passa a quella successiva, puntando sempre più in alto. E così capitato che mi sia trovato a pensare a una donna che è esistita soltanto nel regno della fantasia, ma che
io ho riconosciuto nei quadri che ho visto e che quindi, è sicuro, sarà presente per tutta la durata della mostra: Sherazade.
Il breve riassunto che segue può essere utile per chi non conosce la storia di questa meravigliosa ragazza.
Sherazade è la protagonista delle "Mille e una notte". Era una fanciulla molto bella, figlia del visir del re Shahriyàr. Quest'ultimo, avendo scoperto di essere stato tradito dalla moglie, iniziò a
provare un odio smisurato nei confronti dell'intero genere femminile e decise di vendicarsi. Ordinò quindi che ogni notte gli venisse condotta una vergine di cui abusare prima di farla
uccidere.
Per tre anni, ogni notte, una fanciulla pagò con la propria vita il debito contratto dal sesso femminile con l'orgoglio ferito di quell'uomo onnipotente. Ma un giorno Sherazade, che non riusciva a
tollerare questa situazione, senza essere tenuta a farlo, si offrì di passare lei la notte con il sovrano. Queste la parole che rivolse a suo padre, complice del re assassino: "O rimarrò in vita, o
sarò il riscatto delle vergini musulmane e la causa della loro liberazione dalle mani del re e dalle tue". Per non essere uccisa come le altre poverette Sherazade ricorse a un astuto espediente: per
mille e una notte riuscì a stimolare la curiosità dell'uomo con una serie di racconti affascinanti, disposti in modo da lasciare in sospeso la loro conclusione: ucciderla avrebbe significato non
conoscere il finale di una storia avvincente. Quando il ciclo dei racconti giunse al termine (era inevitabile che prima o poi dovesse accadere) il re non provava più l'odio di un tempo per le donne e
anche la sua sete di vendetta si era placata. Sherazade aveva vinto: aveva salvato se stessa ed era riuscita a far risparmiare la vita di oltre mille fanciulle. E aveva conquistato il cuore del
sovrano.
Come si può capire, Sherazade non era soltanto una ragazza astuta. La sua intelligenza e le sue doti seduttive non sono infatti messe al servizio della propria ambizione, tutt'altro: sono il senso
della giustizia e l'amore per la vita a darle il coraggio di sfidare la morte per oltre mille volte. Un solo errore, un solo istante di noia e il sovrano le avrebbe fatto subire ciò che già altre
avevano subito. Le doti evidenti in questa fanciulla sono quindi la purezza di cuore, la nobiltà di sentimenti, il coraggio e la capacità di agire in modo vantaggioso.
Sono le doti che manifestano anche le donne dipinte da Raffaela Sateriale. Molte di loro sono estremamente sensuali e disinibite, ma nessuna è volgare. Donne pure e innocenti, ma non ingenue;
coraggiose, ma non sprezzanti. Donne pazienti e costanti, ma non passive. Donne pronte a iniziare di nuovo ogni giorno, nonostante la fatica, gli sbagli, i sensi di colpa, la paura e le delusioni;
esattamente come Sherazade che ogni notte riusciva a proseguire il suo racconto. E' grazie a queste capacità forse che la donna può essere definita portatrice di vita: non lo è soltanto perchè sa
generare e allevare altri esseri; lo è perchè prima di tutto desidera che la vita viva. E' questo desiderio, questa voluttà armoniosa a farne, ricca o povera che sia, la vera signora di questo
pianeta.
E' questa la donna ritratta da Raffaela Maria Sateriale.
Roberto Malfatti, 2005
Segnalazione mostra "Armonia Voluttuosa"
Mi è capitato spesso di constatare che una donna che si apre completamente e che inizia a raccontare le proprie emozioni, le proprie sensazioni, le proprie fantasie e i propri desideri incontra una
certa ostilità da parte chi la sta ascoltando, soprattutto da parte delle altre donne. Credo di non sbagliare se dico che in linea di massima in una donna si tollerano, o addirittura si gradiscono e
si ammirano, atteggiamenti e comportamenti disinibiti e anche spregiudicati, soltanto se quella donna è una donna che non vive nei nostri paraggi. Benissimo quindi che una star della canzone o dello
spettacolo faccia tutto quello che vuole, ma per favore che la nostra amica non si metta a dire a nostro marito ciò che le passa per la mente in certe situazioni, o che cosa sogna quando sogna.
Questo, come ho detto all'inizio, è ciò che ho potuto verificare. Risultato, i rapporti tra i due sessi e all'interno dei due sessi sono abbastanza limitati e falsati ; e tra i due, non c'è dubbio, è
quello femminile a dover reprimere maggiormente la propria voglia di raccontare.
Credo pertanto che vada apprezzato il coraggio di Raffaela Maria Sateriale che il proprio bisogno di raccontarsi lo ha tradotto in quadri, in molti quadri che verranno esposti dal 15 al 30 Gennaio
prossimi a Cecina.
Il titolo che Raffaela ha scelto per la sua mostra è "Armonia Voluttuosa".
Nessuno di coloro che la visiteranno dovrà arrossire; anzi sono convinto che le donne che ci andranno accompagnate dai loro uomini avranno soltanto da guadagnarci. La donna che di solito viene
mostrata, proposta e spacciata è una rozza caricatura, scarabocchiata per allettare ed abbindolare il maggior numero possibile di clienti/consumatori. Se davvero esiste "l'immaginario maschile", bene
è pensando a come fare per attirarne l'attenzione che quasi sempre si parla di donna e di donne.
Ognuno di noi quindi può solo trarre benefici ascoltando una donna che in prima persona parla di se stessa, racconta le proprie debolezze e i propri insuccessi, ma anche le proprie vittorie.
Una volta tanto, questa volta, la protagonista non è una perdente: quanto spazio viene dato a poetesse pittrici ed artiste in genere che incarnano la predestinazione alla sconfitta e al sacrificio
della donna. In questo caso va tutto nella direzione opposta: una bella donna, dinamica e affermata nel suo lavoro di promotrice d'arte e dotata di grande creatività e di talento artistico, espone le
sue opere in cui è raccontato il suo mondo pulsante. Sono fiero di averla conosciuta.
Roberto Malfatti, 2005
2004 INFORMALE INGROVIGLIOLATO 1 TECNICA MISTA SU CARTA RISO
L'informale espressione di libertà
Si guarda ancora con una certa diffidenza alla pittura astratta e più in generale a tutte le forme artistiche che non utilizzano linguaggi convenzionali.
Questa diffidenza dipende da varie cause, la più importante delle quali, insieme a una scarsa conoscenza della storia dell'arte moderna e contemporanea, è un diffuso conformismo culturale che rende
difficile all'osservatore, se non impossibile, entrare in sintonia con un'opera astratta. Costui può essere portato a pensare che sia colpa dell'artista, che ha voluto rendere incomprensibile il
messaggio contenuto nell'opera; in realtà è vero il contrario: è l'osservatore che non riesce a liberarsi dai propri schemi e tabù.
Riuscire a farlo non è difficile, si tratta soltanto di imparare a capire il linguaggio che è stato utilizzato dall'artista, esattamente come si fa quando studiamo una lingua straniera.
Nel caso della pittura astratta lo sforzo decisivo da compiere è quello di spogliarci delle nostre convenzioni, abbandonarci alla visione dell'opera e lasciare che i colori agiscano sulla nostra
mente.
E' una "tecnica" mentale simile a quella che lo psicanalista adotta per liberarsi dai propri schemi e poter entrare in sintonia con l'inconscio del suo paziente; una tecnica che, come tutte le altre,
può essere appresa. Quando ciò sarà avvenuto, allora si potrà comprendere che anche l'artista, nell'istante della creazione, è riuscito a liberarsi da costrizioni, inibizioni e pregiudizi: questo gli
ha permesso di guardare in se stesso e nel mondo e di raccontarlo. E' ciò che Raffaela Maria Sateriale riesce a fare.
Roberto Malfatti, 2004
La figura umana
Nata in Svizzera da famiglia di origini campane, Raffaela Maria Sateriale dimostra fin da bambina una certa propensione artistica che si rivolge alla scrittura e alle arti figurative. Il passaggio al
dipinto non fa che accrescere in lei il bisogno di ricerca interiore, d’introspezione, che si esplica attraverso un uso continuo dell’immagine che si appropria degli spazi in un crescendo di forme e
di colori che colpiscono per incisività e dinamismo.
Quadri “da leggere”, non solo da vedere: è questa la sensazione di chi si accosta per la prima volta alle opere dell’autrice. Più che la ricerca della tecnica sterile e descrittiva, l’artista si
concentra sulle emozioni che le trasmette un’analisi autobiografica ed interiore.
La figura umana non è inserita nel paesaggio ma è essa stessa il paesaggio.
L’uso del colore a tinte forti e decise, delineate ed allo stesso tempo sfumate e confuse, denota la caratteristica principale di questo stile pittorico: il colore quale emozione, pensiero, moto
dell’animo; splendido mezzo di mediazione fra l’anima ed il reale. Alla ricerca intimistica contribuisce anche la flebile luce che traspare, diafana, dal fondo della tela: non c’è faro, fanale o
proiettore a dettare i termini ma è una luminosità che scende dal pennello alla tela per poi emergere sulle onde di colore che solcano la superficie del quadro.
Le figure vivono di luce propria e non hanno bisogno di interventi esterni che le modifichino, un richiamo alla propria consapevolezza di esistere per sé stesse al di là dei cambiamenti del tempo e
delle stagioni. Difficile poi resistere, per l’autrice, al richiamo dell’esotico: certamente la sua permanenza nel continente africano ha contribuito notevolmente alla ricerca di una dimensione
diversa, più naturale e calda come le dune sahariane, fatta di grandi spazi e di silenzi incontaminati.
Non è facile, ad una lettura più attenta, non rimanere affascinati da questa esplosione di colori persino aggressivi , ma efficaci nel raccontare una forza interiore che fatica ad essere contenuta in
forme ben delineate per esondare, alla fine, dal quadro stesso ed attraverso lo sguardo dello spettatore scaturire con un mondo d’immagini sensuali ed appassionate.
Le poesie seguono da vicino la naturale ricerca espressa dai quadri. Le parole prendono il posto dei colori ma a questo livello non sono più solo una forte espressione dell’animo e anzi seguono una
strada diversa fatta di numerose sfaccettature, più delicate e tenui, con deliziose note di malinconia che si intrecciano a vivaci cambiamenti di scena in un vortice di velata solitudine che fa da
sfondo a tutte le opere.
La solitudine umana vissuta come ineluttabile strada da percorrere per giungere alla liberazione dell’anima.
Roberto Baldassarri, 2003





