LE CRITICHE DI ROBERTO M.RUSSO
lunedì, settembre 22, 2008
Intervista a Raffaela Maria Sateriale di Roberto M. Russo
a) Guardando il sito e le attività che svolgi sembra che l'unico aggettivo da usare sia fantasmagorica. Che ne pensi?
Ti racconto una storia: c'era una volta una bambina di nome Raffaela, aveva tre anni quando cantava in francese, tedesco, italiano, inglese...ma non conosceva le lingue. La stessa bambina a tre anni e mezzo tentò la fuga dal collegio inerpicandosi sul muro di cinta altro due metri, grande coraggio e spirito d'iniziativa ma quando dovette cantare per la selezione allo Zecchino d'Oro...la voce sparì! A sei anni venne ricoverata in ospedale per una tonsillectomia, condivise la camera con un'altra bambina con la quale scambiò un bellissimo tubo di Lego con una scatola di pennarelli! A otto anni il maestro delle elementari chiese ai bambini di disegnare a piacimento qualcosa che ricordasse gli Etruschi. Raffaela aveva scelto un vaso, ma dopo vari tentativi alla ricerca della perfezione, trovò una soluzione, piegò il foglio in due e con entrambe le mani disegnò perfettamente e simmetricamente il vaso. Il maestro scoprì in quella bambina una dote unica e le pronosticò un futuro da pittrice. A undici anni scrisse la prima poesia dedicata alla sua volpe di nome Kelly. A tredici anni le donarono il primo cavalletto, a quattordici parenti e amici le commissionarono disegni e quadri. Nei primi lavori ad olio ritrasse paesaggi lontani mai visti, deserti brulli e scuri con esili figure femminili dai lunghi capelli e volti coperti. A trentanni armata di esperienza e voglia di avventura partì per la Tunisia...dove ritrovò gli stessi paesaggi dipinti 15 anni prima! Ed è proprio in Tunisia che ritrovò la fiamma mai spenta della creatività.Ecco la storia di una bambina che si credeva un po' streghetta e un po' artista, la mia storia veramente FANTASMAGORICA!
b) In tutte le tue opere, video o iniziative d'arte c'è sempre un tocco di malinconia. Questo ha un significato recondito che potremmo conoscere anche noi?
Sono sempre stata una persona chiusa, detto dagli altri "scorbutica". Sono solo molto sognatrice e triste (melanconica?). Mai triste per me ma per le brutture del mondo. Mi sono sempre rifugiata in un mio mondo ideale dove tutto è bello, semplice, colorato, profumato e dove soprattutto le persone non si giudicano. Quando dipingo provo a imprimere sulla tela quel mondo ideale, quando scatto una foto provo a fermare il tempo, quando riprendo con la videocamera non ho progetti. Solo al montaggio mi scateno, taglio, unisco, scene reali provando a cambiare la realtà a mio piacimento, in quel momento sono padrona del mondo. E la malinconia mi prende inesorabilmente pensando che mai e poi mai riuscirò a cambiare il mondo. Alla pennellata finale, o alla scelta della foto o alla chiusura del video firmo con la mia malinconia innata e forse giusta come a ricordare che non tutto è inutile.Quindi malinconia per chi siamo e cosa siamo, malinconia per non dimenticare!
c) In quale settore dell'arte ti senti più appagata?
Non sono mai appagata, amo sperimentare, amo manipolare la materia, le cose, amo cambiare il reale (da inventare c'è rimasto poco). Amo usare il pennello, intingerlo nel colore, macchiare la tela, amo usare i materiali più disparati. Raccolgo, conservo tutto per poi costruire nuove cose che diventano parte di me, un quadro, una scultura, un'installazione o semplicemente un oggetto d'arredamento. Non sono mai appagata perché cerco la perfezione. Ma la perfezione esiste? Cosa può essere più perfetto di ciò che la natura stessa ci offre? E' qui che la disperazione mi prende: riuscirò mai a realizzare un'opera perfetta?
d) Mi dici tre pregi e tre difetti?
Pregi: Altruista, coraggiosa, artista.
Difetti: Severa, permalosa, artista.
e) Quali sono i tuoi modelli nell'azione pittorica? e perché?
Non ho riferimenti particolari, di sicuro ho iniziato ad appassionarmi all'arte contemporanea quando sfogliando un'enciclopedia ho visto i lavori di Lichtenstein, di lui ho copiato la grafica. Ma, visto il mio animo sempre in fermento, ogni artista che trovavo sui libri era da emulare...Ovviamente piccoli amori per: Caravaggio, Rembrandt, Dalì, Matisse, Bacon e Turner, è difficile scrivere del perché la mia passione per questi artisti, forse solo un critico come te potrebbe dare una risposta!
f) Quale è il tuo sogno nel cassetto dell'arte?
Fin da piccola ho sognato di diventare una grande artista. Non un'artista chiusa nel suo studio a produrre per se stessa, ma una popolarissima artista conosciuta e riconosciuta da tutti. Il mio sogno più grande è di realizzare un'opera unica, un'opera strabiliante dal valore inestimabile! Un sogno impossibile?
Grazie e alla prossima! :-)
PAST DUST
La polvere di Raffaela Maria Sateriale
Se con Elevage de poussière del 1920 Marchel Duchamp e Man Ray riuscirono a fissare nell'aoristo fotografico l'inconsistenza materica e plastica della polvere, nel 2004 una esaustiva monografia di
Elio Grazioli e una mostra realizzata a Milano - dal titolo 'Polvere d'arte' - hanno ripercorso il rapporto dialettico tra gli artisti e l'antipatica deposizione a partire da Leonardo da Vinci, per
continuare con Francis Bacon ed arrivare fino a Giacometti, Filliou, Richter e ai contemporanei. Oggi Raffaela Maria Sateriale ha voluto riprendere il tema, partendo però da diversi presupposti: il
cromatismo mancato, velato, alluso e lo struggente richiamo del passato. Past Dust significa appunto 'polvere del passato', l'atomizzazione delle nostre memorie che soltanto uno sguardo attento e
pacato riesce ogni tanto e in determinati momenti a ripulire e a risvegliare. Sateriale pone l'accento sul ricordo e rileva l'appassionante gradazione dei grigi su tutta la superficie figurativa. La
serie di 'scatti', impressi sull'innovativo tessuto bandiera, rinnova la congerie degli affetti personali e solletica le comuni emozioni di fronte a visioni apparentemente banali e ricorrenti. La
personalizzazione e unicità dell'evento è poi ritagliata in una 'cornice informale' dipinta, che nella composizione materica e granulare accentua in maniera astuta la reminiscenza e la contestualizza
nel sentiero creativo della Sateriale, fatto spesso di informali evanescenti e stratificati.
E' sufficiente intuire le 'storie latenti' di ogni opera e dietro una bicicletta, una cantina abbandonata, un rudere o una scritta dimenticata per cominciare a interrogarsi e a 'rispolverare' sorrisi
ed angosce di personale e comune possesso.
Roberto Russo, settembre 2007
Il caffè, fotografia digitale elaborata con smalto, 2005, cm 50x35
Riscoperta
Ti ho vista vicino alla cassettiera della cucina. Ho visto te che armeggiavi con il caffè. Ho ammirato il tuo movimento felino, ho visto che ti abbandonavi tra i delicati filamenti colorati. Ti ho
vista adorare i semplici affetti familiari, ti ho vista... e ti ho intravista sorbire un caffè, eri meravigliosa, sembravi così immediata come in una foto, ma eri accerchiata da tratti decorati,
colorati, sgocciolati, intricati, impastati, ispessiti, affinati, calibrati, puntinati, riquadrati, ondulati, ...
Raffaela ti aveva ingabbiata, pareva che non avessi più scampo e che la pittura finalmente cancellasse traccia di te. Ma io ti vedevo e ti amavo, mentre osannavi le tue passioni più intime, mentre
riscoprivi la sensualità del tuo corpo. Ho sperato che ti liberassi, che ti liberasse dai lacci dello smalto, che ti innamorassi di me, che ti abbandonassi a me, che tu fossi completamente mia.
Tu mia figura di bellezza interiore !
Roberto Russo, 2007
Petite mort, 2007, tecnica mista su canapa, cm 400x300
Divieto di Accesso
Cadono le rosse tracce del sentimento colpevole sulle angherie volute e vissute dall’umanità corrotta e corruttibile. Indifferenti ci sediamo di fronte allo sfacelo del mondo e ci consoliamo bevendo
una bibita e ungendoci le mani di patatine. Intanto ci lasciamo ‘contaminare’ da violenza e atrocità nei nostri pigri soggiorni casalinghi, mentre la nostra mente è infarcita di spot e di passioni da
soddisfare a tutti i costi. Noi, mostri consapevoli del quotidiano, ci siamo abituati a confondere aranciata e sangue, brandelli e patatine, e non sembriamo pentirci di ciò se continuamo a mescolare
‘l’orrendo pasto’ nella solita e obbligatoria frenesia. Sateriale, in questo cosmico ‘sonno della ragione’ che giganteggia e si ripete in maniera seriale, non ha la forza di denunciare ma ci
bisbiglia all’orecchio il comune peccato e la tremenda condivisione. L’orrore si materializza tra le labbra e sotto i denti dello spettatore divenuto visionario allucinato da troppi stimoli
pubblicitari e dai falsi dèi dell’etere affascinante. Purtroppo risulta impossibile interagire davvero con il male e penetrare nella verità dell’essere per condizionarla e apportarne le tanto
reclamate mutazioni. Sembriamo pertanto inviluppati e irrigiditi in questo perenne divieto di accesso …
Roberto Russo,2006
FISIOGNOMICA
Fisiognomica " tratti somatici”
è la nuova sfida con la quale si confronta Raffaela Maria Sateriale, pittrice eclettica e sorprendente per l’innovazione che riesce a sviluppare nei media artistici. Il cimento è di quelli che fanno
tremare i polsi: la Sateriale si confronta con il ritratto, genere consolidato e codificato dell’espressione creativa. E lo fa cogliendo la storia su un doppio binario. Da un lato rende omaggio al
quattrocentesimo anniversario della nascita di Livorno, riprendendo le sembianze di uomini che hanno reso importante il nome della città labronica nel mondo, dall’altro – come ci ha insegnato
l’antropologia francese – cataloga con metodo quasi scientifico i tratti somatici di una miriade di figure che costellano la sua percezione quotidiana. Gli estremi, così apparentemente lontani e
diversi, si toccano e si fondono sulla superficie animata delle opere che, come al solito, riflettono un’accurata preparazione e composizione. La personale di Sateriale raggiunge il carattere di un
catalogo antropologico ragionato nell’installazione video in cui centinaia di volti noti e sconosciuti si susseguono in una contestualizzazione digitale e con un sonoro appositamente preparato nel
laboratorio multimediale dell’artista. Nella pubblicazione che accompagna l’evento si materializzano le provocazioni e gli scimmiottamenti della società attuale, a partire dal formato editoriale che
assomiglia più a una rivista gossip che a un catalogo d’arte. Stimolante poi la plurivocità di autori che tratteggiano con la penna un’ideale biografia dei personaggi ritratti e che danno compimento
in tal modo ad un progetto letteralmente ‘a tutto tondo’.
Roberto Russo, 2006
Armonia pudica, 2005, tecnica mista su carta, cm 70x50
Nette corrispondenze animano le opere di Sateriale: bellezza e armonia, colorismo e proporzione, contaminazione e purismo.
I suadenti influssi magrebini e presahariani, vissuti dall'artista per anni, si riflettono sulle superfici smaltate, mentre l'Oriente affiora nei profili e nei ritratti delle Armonie, bianche
silhouette femminili che caratterizzano angoli intimistici o paesaggi notturni.
Ottimismo puro e progressivo ? Banali esternazioni di stati d'animo ?
Nulla di più sbagliato. Da ogni particolare si avverte una sottile inquietudine: le braccia si alzano e si avvolgono attorno al capo pensoso. L'Armonia è assorta e rimarca un disagio latente e quasi
ossessivo: un nastro nero o rosso si avviluppa come la congerie di pensieri con la quale ciascuno di noi è abituato a convivere.
Ma Sateriale non si accontenta e procede nell'approfondimento soggettivo con un procedimento inverso. Riproduce infatti contesti immaginari che chiama 'fondali dei miei pensieri', quasi che nel
reticolo meandriforme delle proprie dinamiche interiori si annidassero altre speranze e inquietudini. E le ardite coloriture, su cui si ergono con stupefacente plasticità i reticoli, ci danno modo di
ideare infiniti altri mondi possibili. La donna è riuscita a comunicarci il proprio mondo, a farci conoscere meglio una parte di noi stessi.
Roberto Russo, 2005





