antonio-molinari-8211-la-pittura-è-una-m

Antonio Molinari

La pittura è una magnifica amante

Dal 07 agosto al 25 settembre 2004

ARTE CONTEMPORANEA

Location

ECOMUSEO DELL’ALABASTRO
Castellina Marittima, Via Fratelli Rosselli, (Pisa)

Biglietti

€ 3.00

Orario di apertura

16.30-20.00 venerdì, sabato e domenica

Vernissage

7 agosto 2004, ore 18.30

Curatore

RAFFAELA MARIA SATERIALE

Breve biografia: Nasce a Bellinzona il 23.12,1902, la sua formazione artistica ha inizio nel 1920, presso l'Accademia di Brera , Milano. Lavora come scenografo alla Scala di Milano dal 1946 al 1962. Dal 1962 al 1973 è professore di Scenotecnica per il corso di Scenografia dell'Accademia di Belle Arti di Brera, Milano. Muore a Milano il 19 .03. 1995 . IMPRONTE DI MEMORIA Roberto Russo Impronte di memoria : così si potrebbero definire le opere di Antonio Molinari, pittore milanese che mai ha smesso di trovare nuove strade alla propria vena artistica. Una vita che lo ha messo di fronte a scelte, emozioni, dolori, drammi come la guerra e a sfide come il recupero delle opere d'arte. Una vita messa a disposizione della gioia e del diletto altrui, quella di uno scenografo che con puntiglio e grande passione ha allestito palcoscenici in Italia e all'Estero, fino a diventare la quintessenza delle rappresentazioni liriche della Scala. Le opere rievocano scorci paesistici, paesaggi montani, vedute urbane che facevano parte della sua quotidianità e che proprio per questo sono rimaste struggenti testimonianze di una vita dedita all'osservazione della Natura e del Vero. La continua attività mimetica non si riduce ad un mero esercizio riproduttivo, ma nasce come interpretazione della realtà da un punto di vista storico. In fondo la vita del Molinari traspare semplice, frugale, immediata, solitaria nell'osservazione e nella sintesi del mondo. La realtà si rispecchia in Molinari e ancora negli acquerelli ombreggiature e lumeggiature quasi splendenti restituiscono vaghe immagini di vita vissuta, di speranze mai sopite, di struggenti passioni. Non c'è descrittivismo ma quasi voglia di eternare le emozioni. Una vista dal terrazzo della Scala sembra a tal fine emblematica. Nel sole roteante ed infuocato si scopre l'ardore di una passione che si accende nella routine e nella normalità cittadina, fatta di comignoli e ciminiere fumanti. Non si tocca l'Accademia, non ci si perde in esercizi retorici, ma le scelte prospettiche sono rigorose e ricorrenti. 'Toni' era soprattutto 'il pittore' e lo rimase per tutta la vita, anche quando si applicava alla scenografia, essenziale e connaturata alla sua indole. Illuminante sul rapporto tra pittura, scenografia e vita è questo passo tratto dal diario inedito: "A differenza della scenografia italiana basata sulla fantasia, sulla pittura, che trasforma il palcoscenico in quadro pittorico, la scenografia tedesca è basata sulla costruzione. Tutto si costruisce, anche le cose più inutili. I loro quadri scenici mancano di colore e di spirito . Gli esecutori dei bozzetti sono quasi tutti architetti. Questi non vedono altro che costruzioni e plastici. E da questo principio, per noi pittori italiani sbagliato, nascono delle brutture sceniche. Per esempio, pretendere di fare una piazza reale su un palcoscenico è per noi uno sbaglio. Perché il teatro è finzione, è arte è musica, è canto." (Vienna, 5 giugno 1944)