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Ras Shamra

Ras Shamra è il villaggio siriano moderno, dove è stata fatta una delle scoperte più importanti dell'archeologia mondiale; esso è il simbolo dello scambio e della commistione interculturale. Il centro antico, capitale del regno di Ugarit, era il fulcro di commerci e del potere medio orientale nel II millennio a.C. Durante gli scavi vennero trovate migliaia di testimonianze scritte in varie lingue, come il sumerico, l'accadico, l'urrita, l'ugaritico, il cipriota, l'egizio, l'ittita, evidente segno della centralità sociale e politica di quella civiltà e della sua capacità di attrarre interesse in tutta l'area mediterranea con notevoli effetti sulle produzioni artistiche ed artigianali e sulle nuove iconografie e stilemi decorativi, che si sarebbero diffusi nei secoli successivi. Ma il fatto più straordinario fu che i Fenici, attratti da questo fervore commerciale e culturale, ebbero modo di scoprire e sviluppare l'alfabeto, che sarebbe divenuto la fonte del miracolo culturale 'occidentale', mediante il suo trasferimento ai Greci sempre in terra di Siria (probabilmente nell'emporio di Al Mina alla foce del fiume Oronte). Curiosità, coraggio di conoscere, accettazione della diversità, sviluppo dell'innovazione tramite l'apprendimento sono alcune tematiche che Ras Shamra-Ugarit ci insegna ancora oggi e che rivela una chiave per lo sviluppo possibile del futuro. Il melting pot, la fusione multiculturale e multilaterale delle interpretazioni, consente di avviare un dialogo tra arti di continenti e percezioni diversi che quotidianamente si intersecano e si contaminano in un processo di amalgama mediatico e di tragedie universali condivise. Guerre dimenticate, carestie, malattie endemiche, fashion-manie massmediali, emergenze planetarie sono alcuni dei temi che quotidianamente assillano la comunità globale e che l'artista riesce a disarmare, leggendo dettagli e trasferendoli nel proprio linguaggio all'uomo qualunque.
Il piccolo centro di Ras Shamra diventa emblema di come le dinamiche insediative e culturali cambino nella storia e di come il piccolo paese di Castellina Marittima possa diventare fonte di creatività, originalità ed apprendimento, nonché di sviluppo ed innovazione, a patto che si riesca a dare voce a più punti di vista e a farli incontrare pubblicamente nella consapevolezza delle reciproche realtà.


I codici della vita

Il progetto artistico di Raffaela Maria Sateriale nasce da una riflessione approfondita sulla propria esistenza, che diviene occasione per imbastire una fitta rete di collegamenti e riferimenti a tematiche di carattere universale. La vita è studiata nelle sue svariate fasi ed implicazioni: si tratta di un intreccio tra momento particolare e dimensione cosmica, da cui trarre ispirazione per un continuo scambio ed interferenza. Le emozioni e i sentimenti che si provano a seguito di esperienze biografiche, quotidiane o derivanti dai grandi fatti della storia risultano il motivo scatenante per approfondite ricerche che Sateriale conduce mediante un'ampia sperimentazione con diversi media e tecniche. Il percorso espositivo è interpretato come una storia singola, che si attacca letteralmente al flusso continuo del creato. Le nove sezioni individuate dall'artista si susseguono in un ordine biocronologico e in un crescendo di emozioni e coinvolgimento: 1) la nascita - la vita, 2) la spiritualità - la sofferenza interiore, 3) la donna, l’uomo - la diversità, 4) il lavoro - la fatica di esistere, 5) la guerra, la pace - i bambini, la gioia, 6) la consapevolezza - la bellezza, 7) past dust - poudre d’etoile, 8) l'artista – la morte, 9) il testamento biologico - l’immortalità.
E' un'arte visionaria che si avvale di sollecitazioni colte, tratte dal mondo reale e filtrate attraverso una profonda analisi interiore. Il travaglio dell'animo pervade tutta l'opera della Sateriale che dimostra già nella produzione poetica la volontà di registrare e conservare ogni piccola esperienza o moto dell'animo, che le cagioni un minimo coinvolgimento. L'identità di pensiero e di constatazione oggettiva del creato è nella serie intitolata 'Nei fondali dei miei pensieri' (2005), che apre il percorso espositivo e che contestualizza visivamente ogni origine della creazione artistica. E' da quei meandri così sapientemente articolati e dipinti con resa accattivante di colori e profondità che nasce la meraviglia per la natura e tutte le sue componenti. Le tecniche non sono una cifra di appartenenza a correnti o movimenti ormai storicizzati e passati; diventano i codici espressivi di un nuovo alfabeto poetico ed artistico, che intende comporre una nuova grammatica delle dinamiche interiori dell'uomo e della donna contemporanei. Dalla nebulosa dei sentimenti primordiali e dalle articolazioni dell' inconscio spunteranno i primi segni di consapevolezza storica nel concepimento e nella nascita di nuova vita. Alla dialettica tra giovinezza e speranza, tra nostalgica introiezione (attraverso la tecnica del reticolo vegetale, stilema che caratterizza l'opera dell'autrice) del passato perduto e nitida e abbondante certezza nella progenie viene dedicato un divario tecnico che sottolinea la differenza nei tempi e nella condizione personale. L'autoritratto fanciullesco (“La consapevolezza del domani. Prigioniera del presente”) è volutamente disegnato e quella sigla SRM marchia la triste bambina come se fossa una deportata, prigioniera di un collegio reale e pronta a spiccare la fuga con il suo compìto bagaglio di fantasia. Quasi fotografico, invece, il ritratto “Dedicato a Leo” (2005), che è 'adagiato' su una serie di ritagli informali, firma evidente della presenza materna (cfr. anche La vita dentro di noi, 2005)
Ma essere madri e figli nella storia dei fatti e della fede è stata fonte di somma sofferenza e sacrificio per l'altrui salvezza. Al rapporto tra il Cristo e la madre Maria l'artista si è soffermata più di una volta nella sua produzione, oscillando da una compassione straripante per la perdita materna alla narrazione per immagini del peccato, compreso e perdonato nella dottrina evangelica (Inutile sofferenza, 2005). Sateriale affida, poi, ad un mezzo tanto antico quanto oggi inedito, il fregio architettonico, il senso del misticismo più innato che scavalca differenze religiose e appartenenze culturali. E' il 'melting pot del credo moderno' che si attua tramite la connessione ideale tra il pontefice Wojtila (2005) e l'Islam (Kaltz, Segui La Mecca, 2008), uniti da un primo fregio che nell'intensità aniconica e nella densità decorativa riesce a restituire la profondità di un rapporto millenario tra Occidente e Oriente. La Passione di Cristo, un tema affascinante e difficile per generazioni di scrittori e di artisti, diventa una storia su un altro fregio composto di allusioni e allucinazioni del contemporaneo. E' l'occasione per ricordare e rinnovare il dolore infinito del Figlio di Dio, ma soprattutto, anche per chi non è credente, per rinnovare l'invito alla riflessione su povertà e denutrizione, sull'uso degli stupefacenti, sulla pena di morte, sui crimini inaccettabili dei discendenti del Figlio dell'Uomo. Il dolore si tramuta in sofferenza e la sofferenza si riversa sulla quotidiana negazione delle libertà creative dell'artista, spesso avvinte da corde di ottusità e di indifferenza sociale (Inutile sofferenza, 2009).
La sezione successiva è fondata sull'analisi della diversità di genere, che sempre più si intreccia con la fatica di esistere, condizione dominante della società contemporanea. Le opere di Kaltz, artista senegalese ,chiamato a confrontarsi sul tema del lavoro, ricostruiscono le difficoltà della condizione di migrante e sfidano il pregiudizio sferzante del “civile Occidente” con forte energia simbolica e cromatica. Nei fregi di Raffaela Maria Sateriale, dedicati al mondo femminile, si susseguono lunghe teorie di donne che vivono e si distinguono all'occidentale, secondo le fashionmanie più ricorrenti; in uno poi sono sciorinati i campi lavorativi in cui si sono affermate e distinte le donne negli ultimi decenni. Il godimento estetico è così esaltato da linee nette, sinuose e da virtuosismi cromatici che richiedono un certosino intervento materico. Ma si tratta soltanto di un momento effimero, destinato ad essere superato dalla nefandezza della guerra. Foto autentiche scattate tra le truppe occidentali in Iraq sono passate attraverso l'elaborazione e la pittura digitale, che Sateriale usa con l'intento di sottolineare la “speranza latente” nei volti puri e spontanei della gioventù locale, unica protagonista che lascia armi e militari come semplici comparse nel loro flusso vitale, ben evidenziato dalle ramificazioni dipinte e campite in digitale dall'artista. Una 'firma ideale' che Sateriale appone sui dipinti della sezione successiva, dedicata alla 'consapevolezza', alla 'bellezza' e introdotta dal gruppo della 'Madre col bambino' (2009), una scena dal forte valore plastico, che attinge alla profonda religiosità dell'artista e alla consapevolezza di una società compiutamente multiculturale e che funziona da risposta contemporanea e non formale alla Madonna con Bambino dell' 'Omaggio a Raffaello' (2009).
La sontuosità cromatica del giallo, rosso e arancio è impiegata a commento della serie “Danzante passione. Unico legame”, che esalta nel ballo uno dei più bei codici condivisi dagli uomini per comunicare emozioni e sentimenti, e che lo idealizza nel reticolo della mente. Ma bellezza può essere anche sensibilità dell'estremo, per meglio dire la capacità di svolgere una ricerca nelle sollecitazioni visive e sensoriali della memoria, che si può materializzare in forme, colori, persone o può lasciare traccia concreta in mille diapositive buttate. Prende così forma una dimensione talora monumentale e magniloquente della psiche che si materializza nell'affascinante serie dei “Fondali dei miei pensieri 10,11,12 (2009). Rimasugli, simboli floreali riciclati, scarti digitali, meteore colorate della mente si raggrumano e si atomizzano sulla superficie pittorica, che viene costellata di flash cromatici dal forte dinamismo e potere rievocativo di momenti e mondi passati. Si tratta della Poudre d'etoile, della polvere di stelle i cui frammenti rappresentano la fatale caducità delle cose terrene e a cui Sateriale aveva già dato un ardito spunto con la produzione intitolata Past Dust, Polvere del passato, l'atomizzazione di una comune memoria, che soltanto uno sguardo attento e pacato riesce ogni tanto e in determinati momenti a ripulire e risvegliare.
Istinto dell'artista è guardare se stessi per capire il mondo. L'autoritratto è una pausa di riflessione sul senso della vita e lo specchio permette alla Sateriale ripetute elucubrazioni digitali sul rapporto tra opera e mondo interiore. La modellazione estetica del sé è affrontata con una sperimentazione, che passa dalla body art alla contestualizzazione pittorica. Il soggetto ritratto diventa esso stesso campo di ricerca, fulcro e origine del divenire cosmico, del flusso informale dell'esistenza, ma sempre con una vena malinconica e sottilmente tragica: il video “Trame di futuro” costituisce l'apoteosi dell'artista lungo un laborioso percorso di passione creativa e un destino segnato dal mistico sacrificio per essa. Ma non v'è certezza di eternità, quell'esito aere perennius a cui il poeta latino Orazio tanto agognava, e che soltanto un lascito consapevole può ipotizzare. Si tratta del testamento biologico, una coraggiosa video-denuncia dei limiti umani, dell'impossibilità di scegliere che per taluni diventa condanna, ma che per Sateriale è occasione per rivendicare un sacrificio assoluto, per ripetere con mesto refrain “Aiuto soffoco, non voglio morire”. E' solo un momento di disperazione che si scioglie nella liberazione della morte, nell'ideale congiungimento dei limiti umani, ereditati dai primordi di Adamo ed Eva, con la fama imperitura. Nella visione finale, Oltre la vita, oltre la morte (2009) si apre tra i meandri del pensiero la luce infinita del vero: in quel bianco globo tutto si confonde, colori, sensazioni, ricordi e vaghi desideri. E' finita, no comincia...


Roberto Russo